Robotica Creativa

La meccanizzazione degli artefatti

Nella Scuola in Ospedale Gaslini di Genova si mettono in funzione i robottini: 
un sapere scientifico vissuto e sperimentato in maniera ludico-scientifica quale risorsa per una didattica innovativa.

Come ulteriore contributo alla conoscenza della Robotica Creativa, quale compendio allo stato dell’arte, 
si vuole fare riferimento alla “messa in funzione” dei robottini creativi che, già da un paio d’anni, 
viene realizzata nella didattica “differenziata” della scuola in ospedale, quale risorsa per una didattica innovativa.
“Meccanico”, nella sua accezione aggettivale, richiama necessariamente il termine “macchina”; 
tra i termini sinonimi: “automatico”, “involontario”, “istintivo”,” ripetitivo”.
Tutto ciò riconduce all’automazione, facendo sì che i robottini creativi si avvicinino molto ai microrobottini 
programmabili propri della Robotica Educativa. 
I microrobottini, così come i robottini creativi, hanno a che fare col gioco e con l’idea costruttivista di micromondo.
Un micromondo è un qualche “dominio d’interesse” che riproduce quelli esistenti in natura, come quelli che si ritrovano nel mondo infantile, nel “giocattolo”. 
I micromondi artificiali vedono nelle nuove tecnologie uno strumento utile a riprodurre anche scolasticamente l’apprendimento naturale (Papert, 1984; Rieber, 1996).

Tale tipo di approccio costruzionista – come anche quello costruttivista, da cui deriva – non considera la realtà come qualcosa di oggettivo, 
indipendente da chi ne fa esperienza, ma vede il soggetto stesso come suo creatore e costruttore, trovandosi perfettamente in accordo con il presupposto vichiano, 
condiviso dal pensiero moderno, che vede la conoscenza come una costruzione della mente che organizza l’esperienza: “Verum ipsum factum” (Vico, 1710).

Come già Vigotskij (1978) aveva rilevato, il fatto di utilizzare artefatti e oggetti trasforma le operazioni mentali e i processi cognitivi. 

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